Critica Denitza a Tommaso Raffoni e Aurore Martignoni

Case Aperte sempre alla scoperta di nuovi talenti. Questa volta si sono spinti fino a Ravenna ed ecco che in occasione del evento del 09 di Febbraio u.s. a casa Sacci , hanno presentato due giovani artisti  ravennati per provenienza e per vocazione, Tommaso Raffoni e Filippo Giunti. In effetti, le loro opere nascono, convivono e si completano  dalla stessa ravvicinata ed attenta osservazione dell’elemento artistico più caratterizzante Ravenna : il mosaico.

In primis le fotografie di Raffoni sono elementi, frammenti, vocaboli di un linguaggio che Giunti utilizza per il suo video-racconto. Entrambi artisti si avvalgono dalla stessa estensione per operare: l’occhio della foto camera, per poi produrre un operato personale, proprio e distinto.

Tommaso Raffoni intraprende un viaggio nel dettaglio, muovendosi , tassella per tassella, sulla superficie  intarsiata senza svelare il complesso. Il mezzo fotografico viene privato completamente dalla sua capacità di documentare e rappresentare, nel nome di un intento puramente estetico che trova la sua essenza nel personale piacere artistico di avventurarsi tra i quadrati smaltati. L’idea portante  di questa serie di opere si evince nel “punto di vista” personale, intimo di Raffoni. L’artista “punta” lo sguardo interessato da un elemento, lo focalizza, concentra l’attenzione su esso e lo rende completo tramite la dettagliata rappresentazione del dettaglio. Così si apre un mondo che racconta materie, superfici, colori e forme diverse che vengono osservate una ad una per essere, successivamente, composte e ricomposte dallo sguardo.

Le opere di Tommaso Raffoni nascono dall’osservazione di mosaici quali opere di altro artista. Esattamente lo stesso accade a Filippo Giunti che dall’osservazione dell’arte di Raffoni fa nascere la propria. E’ la risposta  alla provocazione che le immagini frammentarie, ma complete, di Raffoni  danno all’immaginario dello spettatore. Se la fotografia è l’eccesso dello sguardo quel “ eccedere, andar oltre” è percepito e raccontato dal video. L’assoluta staticità del uno di trasforma nel costante dinamismo dell’altro. Un dinamismo che nasce dal ritmo innato dei mosaici, del µουσαικόν,l’ "opera paziente degna delle Muse" di applicazione di numerose particelle in un ritmo costante e continuo dal quale nasce la forma totale. Adesso l’immagine non è solo l’impronta, il ricordo , la memoria dell’occhio ma è il vedere stesso.

Il metalinguaggio che si percepisce tra il creato  artistico dei due artisti si rafforza dalla presenza radicale di un terzo. Il riferimento è al collage fotografico creato da una fotografia di Raffoni e un’altra di Aurore Martignoni, altro esponente di Case Aperte. Le sue fotografie sì, osservano il dettaglio, ma scoprendolo in un mondo organico, respirante, lontano dalla pasta vitrea del mosaico. La simbiosi, la convivenza tra i tasselli di Raffoni e lo squame di Martignoni nasce dal susseguirsi di serie di “cellule ritmiche” dove quelle di origine artificiale acquisiscono il palpito vitale da quelle naturali. L’elemento organico, freddo e umido, che costituisce la superficie del corpo ittico si inserisce in maniera contrastante nell’immagine policroma del mosaico, stravolto, però, lo stesso ritmo del pattern che invade di vitalità.