Critica Denitza ad Aurore Martignoni

27 novembre 2007, ore 20.30. La scena del “crimine” è al numero uno di Via Zamboni, il decumano dell’Università di Bologna, al interno del “ Kinki”. La colpevole è assediata dalla folla, ma sorride e scherza: “Sono pesci!”.

Vi piacciono  i pesci?Sono loro l’oggetto della mostra fotografica di Aurore Martignoni, un evento “Alle porte di Case Aperte” quindi “All’interno di Kinki”.

Una decina di passepartout nere da cui ci guardano gli occhi brillanti e  inquietanti di un’appena pescato. L’effetto è immediato, di un impatto percettivo istantaneo, come esige, d’altronde, l’ambiente espositivo, quello di un locale underground dove tutto della sera si consuma in un attimo.

E  proprio nell’ignorare l’attimo che precede che le immagini assumono tutta la loro tensione. Il  segreto sull’identità  dell’accaduto aggiunge l’elemento di attesa e di curiosità nel corso della visione; “il suspense” , appunto, come caratteristica fondamentale di queste fotografie, quale potere principale è procurare un “thrill” immediato nello spettatore. Tutti elementi che inevitabilmente riportano a  un “mystery film” degli anni trenta.

Perfetta la luce. Il blu freddo dei neon, il light style di Kinki,  riprende i bagliori gelidi del argento dello squame. Così i particolari organici sono visti quasi come pezzi  “metallici”, disposti in composizioni di ritmo geometrico scandito dalle linee delle pine, dei cerchi degli occhi, dei triangoli delle code, e a volte esasperato ad astrattismo.

Fredda la cromia, composta di grigi, argenti e verdi contrastanti con il rosso sangue che ricorda il calore vitale appena perso.

Insomma, un progressivo allontanarsi dalla vita per insistere sul attimo dopo, a crimine accaduto. In questo momento la fotografa punta “una fonte di luce esterna”, scatta senza flash, e documenta, testimonia the crime. Effetto raggiunto: l’artista  trasmette i suoi brividi tramite l’immagine cruda e diretta dei “Criminal fish”.

Una fotografia di stampo espressionista che depersonalizza l’esperienza intima per trasformarla in un atto estetico. Tramite la tecnica che permette di creare immagini per effetto della luce, la giovane fotografa, sempre per effetto della luce, crea sensazioni sfruttando la possibilità di imprigionare un attimo in una superficie bidimensionale, trasfondendo nell'immagine, con la suggestione creativa, il potere o la ricerca della persuasione.

Si avverte una sperimentazione, che fluttua  dalla registrazione del vero alla sensazione, dal documento alla realizzazione d'arte. L’occhio dell’obbiettivo è puntato non solo per testimoniare ma, ora anche per commentare, focalizzando la luce su forme parziali che fanno sorgere interrogativi……..Chi ha ucciso i pesci? Forse un altro pesce?

Denitza Nedkova , Critica D’Arte.