Critica di Denitza a Daniele Corrone

“Sapevo benissimo che oltre ai grandi pianeti come la Terra, Giove, Marte, Venere ai quali si è dato un nome, ce ne sono centinaia ancora che sono a volte così piccoli che si arriva sì e no a vederli col telescopio.” diceva  Saint-Exupery riguardo il pianeta del Piccolo Principe e 11 dicembre u.s. Caseaperte ha puntato il telescopio sul pianeta di Daniele Corrone.

Il giovane artista modenese espone al Kinki in Via Zamboni una serie di immagini policrome tutte dedicate al suo pianeta personale. Il titolo, infatti, né parla chiaro: “ La mente può” 

Di quale capacità mnemonica si parla? Di quella che trasforma sensazioni, umori, pensieri, ogni motus animi in imago.

Il motore creativo si alimenta dal esigenza dell’artista di esteriorizzare l’interiore. Di  conseguenza ciò che la mente “urla” è sottoposto a un processo di culturalizzazione, ovvero “coltivazione” e quindi oggettivazione.  Il risultato sono forme biomorfe di stampo fumettistico, quale accesa cromia sforza l’occhio ma diletta la mente.

Nel tradurre il proprio mondo in visioni che divertono si presenta l’idea-base, come l’artista  stesso sostiene: “Liberamente rappresento sottovoce ciò che la mente urla ignorando la grigia logica di questo cupo mondo”.

Le rappresentazioni sono dominate da un senso di caos assoluto, figurativo e concettuale. Un caos intenzionale, intento a riflettere “ un piccolo scorcio dell’immenso e intricato universo che può trovarsi nella testa di un uomo”. A tal punto urge il contrasto tra ciò che sta fuori, inteso come una rigida costruzione dell’esistere basata a regole e priva di eccessi, e ciò che sta dentro la mente, inteso come assoluta libertà di essere.

In tal contesto si afferma come caratteristica preferenziale l’autodidattica dell’artista che dà luogo ad un’arte incondizionata, diretta e gioiosa, “facilmente assimilabile”. Il suo piccolo pianeta si rivela un universo immenso saturo di creature che “all’improvviso bussano, vogliose di uscire”:

“E’ evidente che sulla nostra terra noi siamo troppo piccoli per poter spazzare il camino dei nostri vulcani ed è per questo che ci danno tanti guai”, per citare ancora  il Piccolo Principe….

L’impeto di questa “vulcanicità mentale”  è trasmesso dal dinamismo del formale horror vacui consistente in linee simbolista, pennellate espressioniste, colori pop che provengono da un cultura attuale, pubblica ed inevitabile, interessata, tra il tanto, anche al trash cartoon, al tratto semplice, veloce e disinvolto della art brut.

“Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle….” rammentava il Piccolo Principe e Daniele Corrone popola il suo immaginario di bruchi e farfalle, completa la raffigurazione con integrazioni di scrittura, tutto in funzione della ricerca di un bello, esteticamente scorretto, ma emotivamente  suggestivo.

Quando la mente genera mosti a volte nascono farfalle.

 

In fine, ma non per ultima, merita annotazione particolare “L’universo oggi”, opera in più panelli rappresentanti ontologicamente il Cielo, la Terra e gli Inferi. Si nomina per evidenziare come il meccanismo di esteriorizzazione, dominante l’operato di Corrone, viene invertito quando incaricato di funzionare come protesta, come critica sociale. Il mondo esterno viene interiorizzato mediante il personale linguaggio artistico, per essere sottoposto a deformazione caricaturale. L’immagine è storpiata volutamente per dotarla della voce strillante della  mente.      I funzionare in senso di protesta, di critica sociale.canismo di esteriorizzazione, dominante l' della ricerca di un bello, esIll l mondo esterno viene i

 

 

                                                                     by   Denitza Nedkova